Troppo lontano da casa parte 3

scritto da JODY55
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 13 ore fa
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Autore del testo JODY55

Testo: Troppo lontano da casa parte 3
di JODY55

Ed il mio cuore batteva ancora forte ed era pronto a mettere in pratica, di nuovo, quelli che erano stati gli insegnamenti di mia madre prima e di Giulia dopo. Grazie a lei ho iniziato quel percorso di psicoterapia che ha cambiato il mio modo di pensare, di rapportarmi alla gente, di reagire alle sconfitte, di vivere. 
Circa un’ora dopo la nostra videochiamata ero pronta, docciata, pettinata, truccata e vestita. Sembrava avessi avuto una scossa elettrica che in poco tempo mi portò dal divano alla scrivania del mio ufficio. 
Anche i colleghi, che avevano perso le mie tracce negli ultimi giorni, furono piacevolmente colpiti dal mio arrivo, ma con molta delicatezza cercarono di non mostrare il loro stupore e mi accolsero con un semplice << buongiorno, ci prendiamo un caffè? >> 
<< grazie ragazzi ma per oggi passo, ho bisogno di rimettermi subito a lavoro! >> 
La giornata lavorativa si concluse alle 18 e fu, con mia sorpresa, molto produttiva. In più mi aveva distolto per qualche ora dal pensiero di Giulia lontana. 
Mentre mi avvicinavo all’ascensore un collega, molto timidamente, mi chiese se volessi unirmi a loro per una serata in un nuovo locale. Naturalmente ringraziai ma ancora non sentivo tutta questa necessità, volevo solo rientrare a casa, quella giornata aveva già avuto troppe distrazioni. 
Durante il tragitto verso casa ricevetti un messaggio di Giulia: 
<< pronta per la serata?>> 
<< Giulia ciao, di quale serata parli?>> 
<< di quella organizzata in ufficio >> 
Come faceva lei a sapere? Con chi ha contatti che possa averle detto questo? 
Non ci potevo credere, ha deciso di mantenere il contatto con una mia collega, che era stata sua paziente, la quale le avrebbe dovuto dare mie notizie. 
Incredibile Giulia! sei a chilometri di distanza, in un ambiente pieno di problemi, con una marea di cose da organizzare e di vite da salvare e hai pensato come tenermi sotto controllo. E io invece sono qui, sul mio divano confortevole, nel mio caldo monolocale, con cibo e vino sufficiente, a crogiolarmi perché la mia migliore amica è andata a vivere lontano da me. 
Con questi pensieri confusi nella testa e con qualche bicchiere di vino caddi finalmente in un sonno rigeneratore.

I giorni a venire furono un misto tra << reagisci>>, << voglio stare sola >>, << riprendi in mano la tua vita>> << ho bisogno di Giulia >> << Giulia ha bisogno di me>>. 
Ne trascorsero venti dopo quel messaggio e di Giulia non sapevo più niente. Non avevo modo di contattarla, non sapevo come stesse, come e se si fosse ambientata. Non sapevo nulla. 
Finalmente una sera, molto tardi, arrivò la sua videochiamata. Emozionata ma preoccupata risposi immediatamente: 
<< ci sei? Mi senti? Mi vedi?>> 
<< Giulia ciao, si ti vedo e ti sento bene. Come stai? Mi hai fatto spaventare, tutti questi giorni senza avere tue notizie >> 
<< hai ragione ma qui le giornate sono interminabili, tanto caldo, tanto lavoro e poche risorse>> 
<< si, ma tu come stai?>> 
<< io sto bene, certo l’impatto nei primi giorni non è stato facile. È una realtà inimmaginabile, i colleghi sono tanti ma si ha sempre tanto da fare. >> 
<< capisco! Ma sei contenta o sei pentita della scelta che hai fatto? Puoi sempre tornare e riprendere il tuo lavoro qui. Anche noi abbiamo bisogno di medici>> 
<< no, non sono per niente pentita; certo mi manchi tu e tutto ciò che ho lasciato, ma qui hanno tanto bisogno e sai bene che è sempre stato il mio desiderio più grande. Tu piuttosto come stai?>> 
<< credo che tu non abbia bisogno che ti dica come sto, hai i tuoi informatori o sbaglio?>> 
<< che scema che sei! ero solo preoccupata e ho pensato di approfittare di una mia vecchia paziente per sapere come tu stessi affrontando i primi giorni dopo la mia partenza. Se la cosa ti ha dato fastidio ti chiedo scusa >> 
<< ma quale fastidio! non devi assolutamente chiedermi scusa, stavo scherzando. Sapere che ci sei nella mia vita può solo farmi stare bene. Ciò che mi fa male è non poter essere io nella tua in questo momento. Però se mi fai mettere in contatto con qualche tuo collega, anche carino, posso tenerti sotto controllo! >> 
Scoppiammo insieme in una risata come ai vecchi tempi, ma a quel punto la linea si interruppe.

Le mandai subito un messaggio << non sparire, abbi cura di te, non mi dimenticare>>. 

Nei giorni seguenti ripresi, quasi totalmente, la mia routine: lavoro, palestra, ospedale, ad eccezione delle uscite serali. Non ne avevo voglia, pur avendo l’imbarazzo della scelta tra colleghi e amici. 

Il mio umore era altalenante e mai avrei voluto che accettassero la mia compagnia per pietà. 

Quindi decisi di dividere le mie serate tra serie tv e volontariato notturno in ospedale, in particolare nel reparto pediatrico. 

Era il mio reparto preferito, nonostante non avessi avuto figli capivo il dolore, la stanchezza e la dedizione delle mamme che trascorrevano le lunghe giornate di degenza con i loro piccoli, inventandosi sempre qualcosa di nuovo pur di non fargli patire maggiormente la situazione. Con loro avevo imparato tante cose, tra cui fare la mamma a tempo pieno. 

Sicuramente la mia deformazione professionale aveva influito, ma scegliere di svolgere volontariato in quel reparto fù anche dettato dal fatto che volevo dare a quelle giovani mamme qualche momento di respiro. Naturalmente il loro fidarsi di me non fu’ immediato, ci volle tempo, pazienza ed empatia. 

 Mi raccontarono, poco per volta, ognuna la propria storia ed io raccontai la mia, questo fece sì che tra noi si creasse fiducia, quella fiducia che consentiva loro di lasciarsi aiutare durante quella terribile permanenza. 

L’occuparmi di queste creature così piccole e già così cariche di problemi mi permetteva di riempire i miei vuoti e, in un certo senso, di sentirmi più vicina a Giulia. 

Troppo lontano da casa parte 3 testo di JODY55
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